martedì 8 marzo 2016






Note critiche e riscontri
Caro Guglielmo, quello che mi impressiona favorevolmente in questo tuo lavoro è la tua attitudine / impegno gnoseologico di andare oltre te stesso, oltre le tue/nostre apparenze, oltre il codificato / omologato dalla Storia e dalla letteratura, dalla filosofia ecc. Realtà, sogno, utopia chiamati con il loro nome: la tua capacità definitoria ( mai apodittica ) delinea i vari referenti, i riferimenti culturali, interagisce con il tuo sguardo profondamente umano e approda ad una luminosa problematicità: il nostro essere al mondo fedeli ad una idea di Bellezza e di Spiritualità in continuo attrito con la negatività che vorrebbe proscriverle. Credo che questo tuo impegno, così articolato, fervido, a tratti caloroso e appassionato, delinei in ultima analisi una dichiarazione di poetica che si fa stupore di esistere e di durare oltre le parole e le singole loro valenze, in direzione di una "verità"condivisibile, certamente non peregrina. Il tuo lavoro si configura quindi come opportunità reale, concreta, di conoscenza, di riflessione, di confronto e di resa; quello che latita in questa nostra vita spesso - troppo spesso - senza fine, senza scopo, sempre malgiocata. - A te un grazie e un abbraccio.
Leopoldo Attolico


"Grazie dell'invio del Suo geniale e avventuroso libro della soaltà, che ho letto con meraviglia e profitto. Con i più vivi saluti"
G. B. Squarotti



Visione interessante e particolare. E anche suggestiva
Corrado Calabrò

Fa riflettere sulla realtà, investigandone piacevolmente i fondamenti
Marcella Laudicina



Caro Guglielmo, ho finalmente potuto leggere il tuo lavoro che, pur partendo da premesse a me estranee, mi è molto piaciuto. Un lavoro intenso, gravido di ricerca e significato. Un lavoro sognante nel reale e reale nel sogno, attraverso il quale mi è sembrato tu ti sia impegnato nella ricerca di fonti. Fonti di bellezza, linguaggio, trascendenza (a volte trascendentale) spesso rovesciando posizioni classiche. Un lavoro di ricerca nel sogno e del sogno, individuato spesso come fonte dell'estetica, ma non senza la partecipazione attiva del sognatore (qui intravedo trascendentalità).Un lavoro di ricerca di fonti non fine a se stesso,ma teso anche a rintracciare stimoli di rifondazione, rifondazione della lingua con cui ti piace giocare per inventare nuove parole, non a caso: sempre frutto di sintesi, come tutta la tua ricerca indica. Un bellissimo lavoro che mi è apparso come un viaggio verso le fonti della propria anima. Un viaggio perfettamente riuscito, credo. Un saluto affettuoso. Giovanni
(Giovanni Baldaccini)





Gentile Guglielmo,

sono reduce da una prima lettura del suo saggio. Si tratta di un lavoro denso, che avrò modo di riprendere e approfondire, tessendo la tela della mia visione. I miei studi, infatti, mi stanno portando a conclusioni che sono sicuramente analoghe alle sue, quanto meno nei principi di abbattimento di certe dualità così fondanti per il nostro pensiero occidentale: interiore/esteriore, spirito/materia, Dio/mondo... E mi verrebbe da dire, pensando al mio romanzo, anche aldilà/aldiqua.
Detto questo, mi trovo però in una fase in cui fatico a mettere del tutto a fuoco il caleidoscopio del suo linguaggio. Mi limito dunque a percepire questa condivisione di fondo, ma senza negare un differente approccio linguistico, una grammatica di base non dico contrapposta, ma che ha bisogno di tempo per tentare una traduzione.
La realtà è certamente un sistema - tanto complesso che nella sua interezza ci sfugge, ma possiamo accedere a uno sguardo diverso, a una dimensione "integrata". Il termine sogno mi trova un po' scettico - ma che sia una sovracoscienza, uno spazio intersoggettivo, un destino comunitario, un Sé oltre l'Io, mi pare abbastanza chiaro.
Le sono dunque molto grato di questo lavoro, che terrò presente nei miei rimuginamenti, nelle mie connessioni, in tutte le varie ricerche in cui avrò la forza di progredire.
Anche solo la testimonianza di altri che raggiungono una "visione" della realtà, in grado di dare fondamento e senso all'esperienza, è di grande conforto.
Un saluto caro e carico di stima,

Andrea Temporelli



Caro Guglielmo,
Ho trovato il Suo libro molto interessante. Soprattutto per le aperture che Lei dischiude. Una forza visionaria e una grande passione muovono la Sua scrittura. Un cammino travolgente. Un caro saluto.

Flavio Ermini


 

Interessante il neologismo di Peralta “soaltà”. Solitamente la nascita di una nuova parola arricchisce il vocabolario di conoscenza, nel caso di “soaltà”, mi pare, che oltre alla ricchezza del lemma, in realtà il termine sopperisca a una mancanza. In un momento di crisi, in cui sogno e realtà (deflazione) non hanno quasi più una distinzione netta, sono confusi, si confondono, hanno perso di peso specifico (inflazione), ecco che il termine coniato da Peralta entra nel mercato delle idee a dare valore con la sua terza faccia (disinflazione), “diradando l’”ignoranza dell’occhio e della mente.”

Giuseppe Talia






"La via dello stupore" è un percorso interiore che si ricollega all'antica tradizione dei poeti visionari che intendono ri-fondare la realtà, e in particolare la scrittura, andando oltre l'apparenza e mostrando l'altro, il nuovo, il bello, il giusto in una dimensione escatologica. Dante ne è un esempio illustre, ma ogni poeta che si dica veramente tale, conia espressioni e neologismi per dare corpo a significati, filosofie, metafore che possano dare vita a universi in espansione in cui usare le parole come astri. La "Soaltà" di Peralta è uno spazio est-etico in cui ri-nascere, ri-sorgere e donare bellezza superando la frammentazione e il caos.

Rosaria Di Donato

venerdì 25 dicembre 2015

LA VIA DELLO STUPORE


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lunedì 18 maggio 2015

I DISEGNI DELLA RIVISTA DELLA SOALTÀ



                                                Giovanna Ugolini  "Metamorfosi del mito" 
                                                       tempera su masonite

LE RIVISTE DELLA SOALTÀ IN UN'UNICA RACCOLTA



 A distanza di sette anni dalla pubblicazione dell'ultimo numero della rivista semestrale "della Soaltà"  è oggi possibile disporre dei nove numeri monografici riuniti in un'unica ed elegante raccolta di 260 pagine. La rivista è stata ideata, curata e edita, in proprio, dal poeta Guglielmo Peralta che ha anche coniato il neologismo dal quale essa ha assunto il nome. Dalla Soaltà, da questa parola nuova è scaturita un'originale visione del mondo, che si è sviluppata e chiarita nel tempo assumendo i caratteri di una teoria etica ed estetica. Nel primo numero della rivista, uscito nel dicembre del 2004, vengono presentati la Soaltà e il suo "manifesto della poesia e del teatro". Gli altri numeri monografici sono dedicati alla figura del Poeta, alla Realtà virtuale, all'Affinità (autori a confronto), a Beckett e Buzzati, ai Miti, a Don Chisciotte, alle Cose. La rivista è impreziosita dai disegni di Franco Lo Cascio, Gery Scalzo, Giovanna Ugolini. Vi hanno scritto: Franca Alaimo, Giorgio Bàrberi Squarotti, Tullia Bartolini, Beniamino Biondi, Rossella Cerniglia, Daniele D'Agostino, Gabriela Fantato, Benedetto Galifi, Mario Inglese, Francesca Luzzio, Valerio Magrelli, Danilo Mandolini, Daniela Monreale, Bent Parodi, Guglielmo Peralta, Carmelo Pirrera, Ida Rampolla del Tindaro, Paolo Ruffilli, Caterina Ruta, Elena Saviano, Gery Scalzo, Marcello Scurria, Eugenia Storti, Simona Tocci, Liliana Ugolini, Lucio Zinna. È stata presentata nel 2005 a Palermo, a Palazzo Branciforte, da Tommaso Romano; a Firenze, nel 2007, presso il Caffè storico letterario "Le Giubbe Rosse" con interventi di Anna Maria Guidi, Daniela Monreale, Guglielmo Peralta, Simona Tocci; a Capo d'Orlando, nel 2008, presso Villa Piccolo, con interventi di Bent Parodi e Guglielmo Peralta.

È possibile richiedere e prenotare la raccolta "della Soaltà", comprendente i nove numeri della rivista, il cui costo (rilegatura più copertina) è di euro 10, all'indirizzo: per.elmo@libero.it

venerdì 24 aprile 2015

UNA NUOVA MIRABILE VISIONE



    di Giannino Balbis


Chi ha già incontrato la soaltà di Peralta, per averne letto la silloge poetica del 2001 o la rivista fondata nel 2004, entrambe recanti questo neologismo a titolo, ne ritrova ora, nell’ampia trattazione che qui si pubblica, la compiuta e organica definizione teorica. La via dello stupore nella visione est-etica della soaltà è infatti una dichiarazione di poetica incastonata in una teoria estetica, a sua volta articolata in un vero e proprio sistema filosofico. Se Peralta sembra, con quest’opera, soddisfare una recente esigenza di sistematizzazione del proprio pensiero in ordine alla poesia, alla bellezza, all’uomo e al mondo, le radici dell’idea di soaltà – che di questo pensiero è la sintesi fatta parola – sono di antica data e, in forma via via più nitida, si propagano lungo l’intera sua parabola di intellettuale e scrittore, dalla prima all’ultima silloge poetica (Il mondo in disuso, 1969;  Sognagione, 2009, naturale complemento di quella del 2001 già ricordata), ma anche nei principali saggi critici, tutti significativamente dedicati ad autori e opere in cui Peralta trova stimolanti riflessi di quell’intreccio realtà-sogno che è il cuore pulsante della sua soaltà (meritano di essere ricordati, in particolare: Realismo e utopia in G.A. Borgese, 1990; Doleo ergo sum. L'iter poetico di Salvatore Quasimodo da "Nuove poesie" a "La vita non è sogno", 2003; In principio fu la fiaba, 2005; Buzzati. Dintorni e oltre, 2006; "L'infinito" di Leopardi e "La poesia" di Neruda, 2007; Il ritorno di Orfeo, 2007; Dolce stil novo: echi d'amor corrente tra letteratura e vita, 2008; La poesia della vita e l'abolizione del tempo in Proust, 2011; La morte il mito la solitudine nell'opera di Cesare Pavese, 2012; Giacomo Leopardi. Il falso pessimismo, 2013)
Che cosa dire della “bella trovata” della soaltà (così Bárberi Squarotti) che già non sia stato detto? Franca Alaimo l’ha definita una “visione coerente del mondo” espressa con “una terminologia originale che poggia su una rete di relazioni analogiche, di sovrapposizioni concettuali, di accorpamenti di parole e, perfino, su una sorta di procedimento sillogistico operato sui significanti, da cui germinano nuovi e sorprendenti significati”; Cerniglia le ha attribuito “forza visionaria e catartica”; la Monroy l’ha accostata alla filosofia orientale e, in particolare, al Ching; per Scurria è un “discorso rivoluzionario, sovversivo” che sfocia nella fondazione di una “nuova epistemologia”; per Sasso è “visione profetica” e “canto ascetico”, in un linguaggio vivificato che “attinge alle fonti del romanticismo”; Zinna ne ha centrato il fulcro “nel superamento di ogni antinomia tra sogno e realtà”, richiamando l’affermazione dello stesso autore (la soaltà nasce dall’innesto di sogno e realtà, superando la loro tradizionale opposizione e risolvendola in un rapporto di equivalenza, in un “dualismo libero da contraddizioni”).
Al primo fugace incontro, La via dello stupore mi ha fatto pensare a Montale, agli “scorni di chi crede / che la realtà sia quella che si vede”. Anche per Peralta, il mondo visibile è una sorta di inganno, di velo di Maia che nasconde la verità delle cose; ma, a differenza di Montale e dello stesso Schopenhauer, l’oltre di Peralta non è vuoto o per sempre perduto e inconoscibile o astrattamente metafisico, ma “luogo” concretamente immaginabile (se è lecito l’ossimoro), seconda faccia della realtà e suo necessario complemento. Il mondo percepito dai sensi è sì lo “schermo” montaliano su cui s’accampano i fantasmi del reale, ma al di là di esso non c’è il desolato nulla bensì il fantastico proiettore del Sogno e della Poesia. Credere in questa fonte di verità e sapervi attingere – tramite l’innesto del Sogno sulla Realtà, appunto – garantisce il traguardo della Bellezza ovvero una conoscenza finalmente “completa” del mondo, non più parziale e superficialmente approssimativa, ma “intera”, integralmente vera.
La visione umana si avvicina allora a quella divina, a quel vedere dall’alto e per sempre e con assoluta pienezza di significato che è lo sguardo di Dio sul mondo (la visuale anagogica che dalla patristica e dalla scolastica arriva a Dante), dal quale, non a caso, prende avvio la trattazione di Peralta. Dopo i sei giorni della creazione, nel settimo Dio può contemplare est-etica-mente la propria opera. Una simile contemplazione, alla portata del primo uomo fino al peccato di superbia e alla cacciata dall’Eden e, poi, di conseguenza, negata ai suoi discendenti, è tornata nelle possibilità degli uomini capaci di cogliere il frutto della redenzione: riconoscendo in se stessi, cioè, la presenza di uno “spazio sacro” – un tempio, un teatro, nell’accezione più antica e più pura dei termini – destinato appunto alla con-templ-azione. Quello spazio è la sede della poesia, dell’estasi creativa, la casa dello Spirito e della Bellezza, in cui solo possono convivere la Realtà e il Sogno nell’unione profonda della Soaltà. È l’epifania che rivela “la vera natura del mondo e delle cose”. La soaltà è dunque trina: nello stesso tempo “è il sogno e la realtà ed è il mondo costituito dall’unione di sogno e realtà”. È una “via dello stupore”, nuova strada di conoscenza, “che fa assegnamento sulla ragione rinvigorita dalla luce della Bellezza” e per la quale il tempo è “la forma reale del sogno” e lo spazio è “la forma ideale della realtà”, essere e divenire, essere e non-essere coincidono in unità assoluta e si esprimono nella Poesia, canto universale dello sguardo che ha goduto della visione dell’Essere-Bellezza e se ne fa messaggero.
Le matrici di questo pensiero sono molteplici ed infinite sono le suggestioni filosofiche e letterarie che se ne traggono. Alcune sono già state svelate (anche dallo stesso autore): la mistica cristiana, Leopardi, Novalis. Molte restano da approfondire. Accanto al Leopardi del primato poetico dell’immaginazione, per esempio, sarà da mettere in conto l’ottica del fanciullino pascoliano, inclusa l’utopia della salvezza del mondo attraverso la poesia (tracce su tracce, allora, si dovrà pensare anche a Dostoevskij o al Todorov de La bellezza salverà il mondo, per risalire fino all’idea aristotelica di poesia promotrice di conoscenza universale); si dovranno verificare gli echi della Bellezza incarnata di Winckelmann, mescolati al principio foscoliano della poesia come espressione di un bisogno di religiosità e spiritualità. Ma, soprattutto, andrà chiarita l’orma di Dante e, attraverso Dante, dell’estetica di Tommaso, in particolare per quel che riguarda l’identificazione profonda fra i trascendentali del bello, del buono e del vero.
La soaltà di Peralta, infatti, se da un lato riafferma con forza il binomio arte-bellezza, gli riconosce una radice religiosa (sul modello di Dante ma anche dei romantici) e gli assegna una funzione salvifica – tutti principi perduti nella catastrofe post-moderna, – dall’altro recupera,  o per meglio dire riporta in primo piano, quella sostanziale identità fra estetica ed etica che è una costante – dichiarata o latente – di tutta la storia della filosofia (con buona pace di Kierkegaard) e della letteratura (ad onta degli edonismi, estetismi e a-moralismi più radicali). Certo, come avverte la Sontag, si può correre il rischio che il giudizio sul bello venga colonizzato dal giudizio morale, ma, se si riesce a scongiurare questa tirannia, si sfocia in una nuova promessa – qual è la teoria di Peralta – di poesia come fondamentale, e forse unico vero, strumento di conoscenza e di miglioramento dell’uomo e del mondo.
Bauman lamenta che nella “liqui­dità” in cui viviamo non ci sia più spazio per gli ideali, men che meno per un ideale di perfezione, se non in termini di  “sogno il cui avvera­mento nessuno si attende più”. Dunque, nel nostro tempo, l’idea di bellezza perderebbe ogni assolutezza e durevolezza: il valore estetico non avrebbe più orizzonte di eternità, ma solo caratteri di provvisorietà, perché schiavo della moda e del consumo, reificato e mercificato. La soaltà di Peralta pone rimedio a questa deriva. E pone rimedio anche a quel che lamenta Eco a riguardo del ruolo educativo, un tempo esercitato da genitori e insegnanti ed oggi tragicamente delegato ai mass media e all'industria cul­turale. Come è già stato giustamente osservato, la soaltà ha il crisma della palingenesi: è teoria estetica, ma anche filosofia di vita, proposta di un nuovo e salvifico galateo degli occhi, della mente, del cuore, nuova mirabile visione del mondo.