sabato 15 agosto 2020
domenica 4 novembre 2018
L’alchimia della parola. Guglielmo Peralta, “Soaltà” e “Sognagione”
3 luglio, 2010 in letteratura contemporanea,
di Francesco Sasso
Poeta incantato, Guglielmo Peralta è autore di due silloge, Soaltà (Palermo, Francesco Federico editore, 2001) e Sognagione (Palermo, The lamp Art Edition’s, 2009), colme di joie de vivre, in cui talvolta si avverte anche il fremito di un latente dolore.
Scrive l’autore nella RAP-PRESENTAZIONE, sorta di manifesto personale:
«La Soaltà è terra vergine che molto promette al suo poeta-contadino. Approdo a questa terra ogni volta che smetto di pormi domande impenetrabili […] E un innesto è soaltà nata dal “sogno” e dalla realtà. Essa risolve nel rapporto di equivalenza l’opposizione tra i due termini antonimici costituendo con la realtà un nuovo dualismo che è, tuttavia, libero da contraddizioni» (Soaltà, pp.14-15).
A Guglielmo Peralta spetta soprattutto il merito di aver vivificato il linguaggio con espressioni personali, riaccendendo la lingua parlata, attingendo alle fonti del romanticismo, senza tuttavia abbandonare la ricerca di una limpida semplicità e l’invenzione/scoperta inesauribile del neologismo. Per esempio, il neologismo soaltà deriva dalla combinazione di sogno e realtà, mentre Sognagione vuol significare “piantagione (o stagione) dei sogni”.
SOALTA’: «Un altro cielo / è il sogno che attraverso / a ridosso delle stelle / e quest’ombra / che adesso mi conduce / è una luce infinita… / la soaltà senza tempo» (Soaltà, p.25)
Il poeta affida il valore della poesia alle rivelazioni dell’irrazionale, dando così sfogo all’alchimia della parola, fidando dei sogni e nelle visioni del cielo notturno, come nelle fonti di una verità parallela all’umana esistenza, le cui apparenze consuete possono essere superate solo per via della poesia.
FLATUS VOCIS: «Io celebro la voce che si leva / all’altezza del Suono / e celebro il tuono / che da costola di luce si scuote / senza fiato né tromba // Di tante nascite che ci appartengono / estranea è la nascita del Suono / Il suo volo non colma / la misura del cielo / eppure eguaglia / simile a sparviero / la discesa alare della divinità» (Soaltà, p.33)
La poesia di Guglielmo Peralta riflette il sereno equilibrio spirituale raggiunto attraverso l’assidua frequentazione della poesia di Novalis e della poesia mistica cristiana. La sua poetica dell’oggetto poi si trasfigura incessantemente in luce, canto ascetico e visione profetica.
FUORI SCENA: « Destiamoci / al sogno / per crescere in / visibilità // Coltiviamo / sulla scena / il suo seme / di luce / affinché / il canto / fiorisca / tra gli applausi / e il mondo / apra gli occhi / allo stupore» (Sognagione, p.10).
Sognagione di Guglielmo Peralta
recensione di Tino Traina
Ecco una silloge poetica per chi volesse entrare in un mondo in cui la parola somiglia ad una danzatrice vestita di drappi multicolore, qua e là saltellante in multiforme iridescenza, in cui soli abbaglianti e cieli notturni stellati si fondono in una atmosfera di continua tensione Spirituale. Atti creativi di “accensioni spirituali e vibratilità percettiva” come felicemente li definisce Franca Alaimo nella sua luminosissima prefazione.
Il mondo che il Poeta qui vuole esprimere non può avvalersi del canone usuale della scrittura connotativa del linguaggio poetico che, di norma, usa poco il neologismo rispetto agli strumenti della retorica figurata, quella retorica cioè che utilizza la parola come quegli utensìli a manico fisso (il significante) e punta mobile (il significato) in modo da traslare e ampliare metaforicamente significato e senso. In Sognagione c’è una vera e propria “ tracimazione del cuore e dell’intelletto”, come ancora felicemente denota Franca Alaimo, ed è proprio il neologismo, prevalentemente sintattico, a farla da dominatore: soaltà, soale, agricantore, agricante, neurostelle, cielificazione, in una temperie che intreccia e diluisce ossimori, sinestesie, analogie, allegorie, di un mondo surreale dove frutti di luce sonori, polifonie di s-guardi, alberi di sogni il cui linguaggio è una vendemmia di stelle, si alternano a disegni colorati dall’acceso simbolismo di speranze, di rinascite, di ritorni a stati di purezza e di rivelazione nella sofferenza “fino alla croce” da cui sgorghi la parola “quella ribattezzata nella sacra luce //del sogno”
Poesia dalla forte simbologia mistica e dal forte afflato di una cristianità improntata alla Buona Novella del Cristo Redentore, alla ricerca dei “poeti del pane e del vino”, da una visione quindi religiosa di ascensione mistica, ma anche a tratti romantica, di quel romanticismo che la preghiera, le ritualità propiziatorie, apotropaiche offrono a chi anela al recupero mitico degli archetipi di una socialità fraterna, solidale, amorevole, ma che si accosta con incredibile naturalezza ad una Poesia tra le più avveniristiche, quella della Soaltà, dove sogno e realtà si interiorizzano nella purezza di un’indole spiritualizzata e spiritualizzante.
lunedì 11 settembre 2017
La via del sogno nella soaltà di Guglielmo Peralta
giovedì 24 agosto 2017
Si è tenuto il 20 aprile presso il Megastore Mondadori di Palermo l’incontro dal titolo “Guglielmo Peralta e la soaltà”; i partecipanti hanno avuto modo di conoscere il poeta e scrittore Guglielmo Peralta, autore del libro “La via dello stupore nella visione est-etica della soaltà”, pubblicato da Thule edizioni.
Durante l’incontro ha avuto luogo la consegna del Premio alla cultura intitolato a Salvator Gotta, istituito dall’Empire International Club e giunto nel 2017 alla trentottesima edizione.
Ha coordinato la manifestazione Vito Mauro che, dopo aver salutato il pubblico ed introdotto il tema, ha presentato i relatori: Arturo Donati, Salvatore Lo Bue, Antonio Martorana e Tommaso Romano.
Peralta è un poeta, saggista e docente; è autore della silloge poetica “Soaltà” e della silloge “Sognagione” e fondatore della “rivista della Soaltà”, nata nel 2004, ed è autore di romanzi, testi e di recensioni.
Guglielmo Peralta è uno scrittore letto e apprezzato per il suo inconfondibile stile in cui i sogni e la realtà si fondono, associando lo stupore all’emozione, creando degli inusuali scambi emozionali tra lettore e scrittore; ecco l’intima essenza della cosiddetta “soaltà”: sogni e realtà quindi insieme in un’unica immagine dell’anima.
Dalla creazione del concetto di “soaltà” si evince anche la palese vocazione nel coniare neologismi all’interno delle cui strutture si celano immagini del mondo esterno e dell’interiore, con le proprie conformazioni che diventano presto segni immediati di comprensione.
Come ha spiegato Arturo Donati nel suo intervento “Peralta pratica più linguaggi con lo stesso stile ed ha il pregio di essere uno scrittore che merita di essrere riletto, privilegio di pochi artisti; egli apre lo scenario di cosa sia veramente la realtà, percorrendo le vie dello stupore; difendere lo stupore significa difendere la vita stessa”.
La crisi delle parole è espressa dai più grandi poeti ma un uso eccessivo del neologismo è un atto di sfiducia della parola, in sintesi il neologismo è la più sana delle malattie della poesia.
A seguire il prof. Tomaso Romano ha sottolineato come oggi sia necessario fare in modo di onorare e di parlare non soltanto di artisti o autori non più in vita ma sia urgente conoscere, valorizzare e divulgare l’opera di valenti scrittori che giorno dopo giorno sono impegnati nel mondo della letteratura e dell’arte.
E l’opera di Peralta è assolutamente meritevole di attenzione e di una approfondita conoscenza; “ma il sogno e la realtà quante volte sono state coniugate ? Anche Aristotele, autore per eccellenza della realtà, scrive ben due opere sul sogno”, ha ricordato il prof. Romano.
“La vita di relazione è fatta anche di maschere, apparenze, ironia; due vite scisse ma legate, non c’è una diminuzione di unità e di funzione. Virtù e conoscenza tra realtà e sogno, speranza che fa l’uomo in terra pellegrino dello spirito, lo spirito della bellezza che imprime il senso della vita; ecco la vera essenza dei sogni”. Così termina l’intervento di Romano che chiosa su una “cosmica bellezza che va praticata oltre che cantata”.
Nell’intervento del prof. Antonio Martorana sono stati accentuati i concetti di opera d’arte, “che è il mondo e la vita stessa”, e di bellezza che, coniugata in “est-etica”, rappresenta la vocazione primaria dello scrittore.
Tutto caratterizzato dal neologismo caratteristico di Peralta: “le nuove parole sono ancelle e angeliche messaggere di un pensiero nuovo” ed assumono una “posizione mediana tra la realtà sensibile e quella intellegibile”.
Il prof. Salvatore Lo Bue approfondisce la distanza, ma anche la simbiosi tra sogno e realtà: essi sembrano in contrasto ma in sintesi il sogno diventa creativo, si riesce a rendere vivo ciò che è stato sognato e si riesce a sognare ciò che si è vissuto nella realtà, ricordando le opere di Calderon de la Barca e di Miguel de Cervantes e i personaggi di Prospero o del Mago Cotrone, rispettivamente presenti nella Tempesta di Shakespeare o nei Giganti della montagna di Pirandello.
Tutti elementi presenti in Fedro e nel Fedone di Platone, ma anche intellegibili in Aristotele nella cui opera si evince che l’essere e il nulla coincidono nel divenire; ecco quindi che il reale e il sogno coincidono nel divenire delle parole, generando quindi poesia.
“Noi non siamo altro che il contrasto tra la mente che sogna e il corpo che non può permetterselo, abbiamo quindi l’anima che sogna e il corpo che vive”, continua Lo Bue parlando dei neologismi come di una infinita serie di semanticità nuove, “una nuova dimensione fortemente e radicalmente mistica e moderna”, concludendo affermando che “tutte le scale della soaltà sono analizzate come le scale del clavicembalo ben temperato di Bach”.
Conclude la conferenza Guglielmo Peralta parlando proprio della “soaltà” che assume la triplice caratteristica di essere eponima, epifanica e trina; “non c’è una verità assoluta, ed un esempio ne sono le teorie Freud e di Jung”; esiste invero una conoscenza ampia e profonda che genera a sua volta la necessità di neologismi in quanto ogni lingua è un’evoluzione della lingua madre.
Durante l’incontro Pippo Romeres ha letto alcune poesie dell’autore e il Maestro Aldo Mausner si è esibito al violino.